Ester


Un mix di pensieri negativi. Pensieri ossessivi della malattia, mi vedo grassa poi mi sento debole  e mi vedo magra, il viso strano, stanco. Ho paura, paura del cibo, delle persone, del mio corpo. Paura di non saper davvero badare a me stessa, paura di non fare la cosa giusta. Ma la paura si affronta e voglio trovare un modo per affrontarla. Non so bene come. (ottobre 2015)

Io non sono la malattia. Io sono Ester e voglio riscoprirmi, voglio scoprire le mie passioni, i miei piaceri, le mie cose, le mie vere fissazioni, le mie amicizie, i miei amori, i miei sapori preferiti, i miei difetti, le mie difficoltà. Io non sono la malattia. Troppo tempo ho passato a vivere “secondo la malattia”. Mi sono persa in questo buco nero, in questo labirinto da cui non trovo uscita, in questa voragine che mi ha fatto toccare ancora il fondo. Ma forse questa volta l’ho toccato davvero. E ora non ci sono molte cose a cui aggrapparsi per tirarsi su. O forse no. Ci sono, ma mi scivolano. Ho le mani fragili, mani che non si reggono molto a quelle cose. Non sono abituata, non sono addestrata a farlo. Ma sto imparando piano piano. E devo continuare ad allenarmi. E’ un allenamento, una lotta continua. Ma solo se lotto continuerà. Vinco e perdo piccole battaglie quotidianamente. (gennaio 2016)

In tutti questi anni ho sempre cercato la pace che non trovavo. Ovviamente sbagliavo ripetutamente e ovviamente non trovavo mai quello che cercavo. Finalmente adesso la sto cercando dentro di me e finalmente la sto trovando. Mi sto riscoprendo, giorno dopo giorno. E' una sensazione di libertà, un tremore alla mano che tocca la realtà.
Sto ritrovando la tranquillità senza chiudermi in me stessa, ma sfidandomi, affrontando ogni parole esterna, accogliendola dentro di me e capendo cosa mi ha sempre portato a farmi del male.
Nel momento in cui ho detto basta, basta a farmi del male, ho cominciato a trovare la pace. (febbraio 2016)

 

Sono stati anni difficili, sempre chiusa in me stessa, senza mai fidarmi di nessuno, senza mai voler capire, sempre nascondendomi dietro quell’immagine, perché io ormai ero diventata quello.

L'anoressica.

E non è stato facile liberarsi di quella maschera, non la volevo togliere perché avevo paura di scoprirmi ma, soprattutto, avevo paura di ciò che avrebbero potuto pensare gli altri di me, di Ester.

Facile nascondersi dietro uno scheletro, è abbastanza semplice da capire: sono uno scheletro, nessuno mi vede, nessuno mi giudica, nessuno può dire altro se non che sono uno scheletro.

La malattia mi aveva portato via troppo: il viaggio di maturità, le estati, le amicizie e la cosa che mi ha fatto più male, l'università.

Poi i sentimenti, le persone, le emozioni, non provavo più niente, apatica, avevo eliminato tutto.

Niente riusciva a smuovermi, avevo troppa paura.

Il punto stava proprio lì: la paura del nuovo. A chi non fa paura una persona nuova, una situazione nuova, qualcosa di cui non si sa cosa aspettarsi?

 

Grazie ad una mia amica che mi ha iniziato a far aprire gli occhi per affrontare questa grandissima voglia e fortissima paura di vivere, ho cominciato a fidarmi dei medici e di quella fastidiosissima dieta, senza più nascondere i pezzi di cibo dentro le tasche, senza più mentire sugli esercizi durante la notte e fidandomi di far cucinare per altri per me.

Passo dopo passo, giorno dopo giorno, senza fretta, un passo in avanti due indietro, poi solo passi in avanti.

 

Ho scoperto la vita, la vita vera, che non è rose e fiori, intendiamoci, la vita è difficile, la vita ti pone ostacoli ogni giorno, ma devi avere la forza di affrontarli e adesso quella forza ce l’ho.

Ci sono riuscita.

 

Ho incontrato Camilla per caso, tramite amicizie su instagram... vedo le foto, mi sento di scriverle, non ce la faccio a vederla così, non vedo solo un “non corpo”, vedo dentro di lei, rivedo me stessa, la mente torna indietro, così le ho scritto.

Le ho detto che poteva farcela, le ho dato tutti i consigli che mi venivano in mente, ma tramite messaggi non è possibile trasmettere davvero emozioni, allora ci siamo incontrate.

È diventata un'amica, una vera amica, condividiamo qualcosa di eterno, ci capiamo, la capisco, mi capisce.

Mi racconta della sua nuova linea di lingerie, conosco sua sorella, Carlotta, subito mi affeziono anche a lei.

 

Questa linea esprime un nuovo modello di bellezza, di estetica. Ognuno è se stesso: non bisogna né essere degli scheletri per nascondersi né bisogna assomigliare a delle modelle per essere accettate. Basta essere se stessi.

La bellezza sta nella spontaneità del vivere la propria vita con il proprio corpo e la propria testa.

 

Un consiglio da dare a chi sta male? Non abbiate paura. Lanciatevi in quel vuoto che vedete davanti a voi.

Non fatevi impaurire dall'incertezza del dopo. Non fatevi impaurire dal potersi affidare ai dottori, ad un pensiero non vostro, non abbiate paura del tempo, del cambiamento. Non abbiate paura del nuovo.

Se sentite dentro di voi anche il minimo sentimento di non stare bene, fidatevi di quel sentimento e cercate una soluzione.

Cercate dentro di voi un minuscolo pensiero di voler andare avanti, aggrappatevi a quel sentimento.

Parlatene. Cercate aiuto. Da soli non se ne esce, ma il primo passo lo dovete fare voi.

Fidatevi dei dottori, per uscirne avete bisogno di persone valide. Seguite i loro consigli.

Il trucco del gioco è questo: riuscire a far prevalere la voglia di energie, di vita, di stare bene sulla paura del cibo, sulla paura della vita.

 

Voglio stare bene? Seguo ciò che mi ha detto la dottoressa, mi ha promesso che ce l'avrei fatta.

Spronati ogni giorno, ogni pasto, ogni boccone. Fino a farcela. Perché tu puoi farcela.

 

 

Adesso dopo aver sofferto tanto,

dopo aver sfidato la morte,

apprezzo davvero la vita.

Ester Alderotti

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